Come sono cambiata?
Inauguro il nuovo blog, dopo l’immancabile messaggio di benvenuto, con il tema del mese del blogstorming. Che di sicuro scatenerà molte discussioni tra le mamme blogger. Alcune hanno dedicato il loro blog alle difficoltà di essere madre. Molte parlano di conflitti, sensi di colpa, senso di inadeguatezza di fronte a un piccolo essere che ha stravolto la loro vita.
Io dico subito che ho vissuto con relativa tranquillità la mia condizione di madre. Mi è venuto naturale, da subito. Avere figli non mi ha mai fatta sentire meno donna, vivo con relativa tranquillità i dubbi inevitabili che assalgono qualsiasi genitore. Mi sento serena in questo ruolo e a volte mi dico che mi sentivo madre già prima di avere figli, nonostante abbia avuto Radiolina molto giovane.
E allora, perchè partecipare al blogstorming di questo mese? Perchè, se c’è qualcosa che è cambiato da quando sono mamma, è il mio modo di essere figlia. E questo proprio non me l’aspettavo. Ho gestito le notti insonni senza problemi, i culetti rossi, le otiti e le bronchiti quasi con leggerezza, finché la consapevolezza mi è arrivata come una sberla in faccia: Ora capisco mia madre.
Non posso dire di aver avuto un cattivo rapporto con mia mamma. Conflittuale, sì. Come molte figlie di sicuro. Il problema è che ho sempre avuto uno sguardo molto severo su di lei: sempre troppo presa dai lavori in casa, sempre a rifiutare le uscite con mio padre, troppo severa, troppo soffocante, poco sorridente, sempre pessimista, e sempre a lodare gli altri e mai a riconoscere i nostri meriti. Certo, la visione che ne avevo era storpiata dalla mia adolescenza, dalla mia voglia di fare, vedere conoscere, dal mio carattere completamente incompatibile con il suo perchè esattamente all’opposto, su qualsiasi cosa. E sono stata molto arrabbiata con lei per molto tempo.
Finchè mi sono ritrovata da sola con Radiolina e Invasato. Prima di quella volta non ci avevo mai riflettuto. La mia separazione però mi ha portata a farmi una sorta di auto-analisi, che ho potuto fare obiettivamente solo dopo aver metabolizzato molte cose, dagli sbagli che avevo fatto durante il mio matrimonio, alla scomparsa di mio padre. Ritrovarmi sola per tutte quelle sere mi ha lasciato molto tempo per riflettere, tra una lavatrice da fare e i pavimenti da pulire.
E mi sono resa conto di quanto l’idea che mi ero fatta di mia madre fosse sbagliata. Diciamo le cose come stanno, mi sono resa conto di essere stata una bella stronza, scusate il francesismo. Guardandola con occhi diversi, vedevo solo una donna fragile, ma, nello stesso tempo, molto forte. Una donna capace di affrontare lo sguardo malvagio della gente di paese quando ebbe il suo primo figlio (ovvero mio fratello maggiore) da sola. Una donna che, verso la sua unica figlia femmina, viveva (e vive tutt’ora) un conflitto interno: da un lato, la volontà di stringere un rapporto aperto con me, e, dall’altro lato, l’educazione rigidissima impartita da mia nonna, una giovinezza trascorsa senza mai avere la carezza di una madre, le impedivano di stringere quel rapporto con serenità. Tutt’oggi mia mamma mi fa innervosire quando vuol dire qualcosa, e quel qualcosa « esce » sempre con le parole o il tono sbagliato. Ma oggi so interpretare quelle parole e quel tono, e con il tempo ho capito che in realtà lei vorrebbe dire o fare diversamente, ma non ce la fa. Mentre da ragazza mi arrabbiavo, urlavo, pestavo i piedi e non c’era verso di farci capire. L’unica via di scampo ogni volta, era la mediazione di mio padre, che parlava sempre prima con una e poi con l’altra.
Ecco, questa specie di illuminazione che ho avuto la devo alla mia maternità, ai primi conflitti che ho avuto con Radiolina, è lì che ho capito… ed è da quel punto in poi che mi sono sentita in colpa. Perchè ho sprecato un sacco di tempo a fare il broncio. Perchè non l’ho nemmeno chiamata per annunciarle la separazione, convinta che l’unica cosa che poteva uscire dalla sua bocca era « Te l’avevo detto ». Perchè non ho saputo forse consolarla come avrei dovuto quando mio padre se ne andò. Troppo impacciata per abbracciarla come so abbracciare i miei figli. Troppo imbarazzata da un rapporto che è sempre stato piuttosto freddo e sempre troppo poco complice. Non avrei mai voluto una mamma amica, ma una mamma « spalla-su-cui-piangere » sì. Oggi so che se non è stato così è in gran parte colpa mia, e cerco in qualche modo di recuperare il tempo perso. Certo, ci sono volte in cui ancora mi inalbero per osservazioni brusche, ma cerco di trattenermi. Oggi mia mamma sa dirmi « Ti voglio bene » e io so risponderle.
Questo per me è stato il più grande e bel cambiamento che mi ha portato la maternità. E certamente ho fatto tesoro di questa esperienza, cercando di dare ai miei figli quello che mia mamma ha sempre voluto dare a me. Spero di riuscirci.
Questo post partecipa al
blogstorming
11 Comments to “Come sono cambiata?”
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By Lisa, 12 février 2010 @ 08:35
Cara Silvietta, l’hai detto, è un inesprimible dono! Solo che non sempre è facile rendersene conto…. a presto!
By Silvietta, 11 février 2010 @ 23:13
questo tuo post mi tocca delle corde profondissime, sarà che alcune cose di cui parli (separazione, conflitto, figlia femmina) fanno parte anche della mia storia. Alcuni passi di riconciliazione li avevo già fatti, erano frutto di un cammino precedente ma mi rendo conto che davvero con tutte le sue fatiche e meravigliose inadeguatezze la maternità e i sovvertimenti che ti mette in conto può davvero essere un inesprimibile dono.graziesilvietta
By Lisa, 5 février 2010 @ 14:29
Silvia, vedrai che Carletto, superata l’inevitabile fase di gelosia, sarà contentissimo di avere un/a compagno/a di giochi!!! E sono sicura che riuscirai a rassicurarlo e a fargli capire che l’arrivo di un fratellino/sorellina non mette assolutamente in dubbio l’amore che tu e suo papà avete per lui..
By silvia, 5 février 2010 @ 10:10
Io invece ho sempre avuto un bel rapporto con mia madre e dopo la scomparsa di mio padre , quattordici anni fa, abbiamo vissuto un periodo che definirei quasi simbiotico. Ora che siamo lontane, io nelle Marche lei in Puglia, mi sembra strano non averla vicino ogni momento. Anch’io come te ho vissuto la maternita’ senza troppi patemi d’animo e se a volte ho avuto sensi di colpa e’ stato forse per il mio modo » leggero » di prendere le cose o i piccoli malanni di Carlo. Ma grazie a Dio il tempo mi ha dato ragione. I veri sensi di colpa li ho avuti fino a qualche giorno fa , quando ho scoperto di aspettare il secondo bimbo. Ora tutto si sta trasformando in entusiamo e soprattutto cerchero’ con Carlo di vivere questi mesi da figlio unico al massimo e preparandolo, nei limiti della sua cognizione , all’arrivo del Pulcino/a.
By Soleil / MammaOggiLavora, 4 février 2010 @ 23:52
condivido, davvero
By luci, 4 février 2010 @ 12:14
bello. davvero profondo. anch’io sto recuperando, solo ora, un rapporto difficile, con troppi se, con troppe incomprensioni… e davvero, una volta diventate mamme si diventa anche figlie diverse… e per quel che riguarda la tua ultima frase, ci riuscirai, eccome, un lavoro così intenso su sé stessi non può non portare frutti!
By Lisa, 4 février 2010 @ 12:00
(avevo già risposto ai commenti di ondaluna, silvia e serena, ma non ho capito come mai, la mia risposta non appare…)
comunque: grazie per i commenti.
@serena: penso che con figli maschi la situazione sia forse più facile da gestire… forse ti metti meno in discussione, il fatto di avere una figlia femmina crea una certa rivalità, che lo si voglia o no: tu per lei sei il modello dal quale DEVE distaccarsi in fase adolescenziale, per trovare e costruire il suo « io », e lei per te è, in qualche modo, un’altra « te », come uno specchio nel quale ti vedi con tutti i tuoi difetti… un figlio maschio invece è più legato (almeno per me) alla maternità « viscerale », te lo senti sempre e comunque ancora nella pancia… la femmina no, è fuori, lì, davanti a te e ti giudica non tanto nel tuo modo di essere mamma, quanto piuttosto nel tuo modo di essere DONNA, è questo che fa male secondo me…
@Mammatuttofare: la stessa sensazione l’ho avuta io con mio padre… che quando Radiolina nacque le fece prendere IL MIO posto… è così che l’ho sentito, non ero più io la sua PICCOLA… non è facile, ma pian piano lo si accetta e si può continuare la relazione in modo diverso. E fa anche bene al morale, un modo per tagliare il cordone che a volte può essere ancora (troppo) saldamente attaccato…
By MammaTuttoFare, 4 février 2010 @ 09:11
mi complimento per il bellissimo post, frutto di molta riflessione da parte tua, fatta con tanta modestia e umiltà, doti che in me scarseggiano. Dal canto mio però posso dire di avere avuto una mamma molto affettuosa e presente, pur sempre affaccendata tra le mille incombenze. Dico di « avere avuto » perchè da quando è diventata nonna, mia mamma sembra essersi dimenticata di essere ancora mamma, diciamo che i miei figli si sono presi il posto di nipoti e figli …e questo a volte mi fa stare un po’ male ma ho fede che prima o poi recupereremo il tempo perduto.
By Silvia gc, 3 février 2010 @ 22:49
si… mi ci ritrovo molto…se me la sento di fare tanta autoanalisi, riprenderò l’argomento in un post.grazie per la riflessione
By Serena, 3 février 2010 @ 22:41
Anche io ho iniziato a leggere il rapporto con mia madre con occhi nuovi da quando sono diventata mamma. E’ una bellissima riflessione la tua, perché va anche oltre il discorso del rapporto personale tra voi due. Credo che ci sia una verità molto profonda e universale nel fatto che solo una mamma può capire un’altra mamma. L’unico dubbio che mi resta è: e se una ha solo figli maschi? E’ destinata a non essere capita?
By Ondaluna, 3 février 2010 @ 22:25
Mi commuovo infinitamente nel leggere le tue parole che sono certa riescano ad avvicinarsi all’esperienza di molte di noi. Non è facile essere figlia, come non lo è stato per le nostre madri essere madri, e come per noi non lo è o non lo sarà in futuro. Sembra una storia destinata a ripetersi, se non uguale, con un motivo conduttore di sottofondo. Il bello di tutto questo è la scoperta: la scoperta che nasce dalla consapevolezza del chi-siamo e da-dove-veniamo, e dalla capacità che la maternità ha di allargare i nostri orizzonti, il nostro sguardo, la nostra capacità di indossare i panni degli altri.