Un detto francese che riassume perfettamente il periodo.
Due anni e mezzo fa, dopo innumerevoli andirivieni dall’ex appartamento alla nuova casa, tra una tinteggiatura e l’altra, mammaemigrata, felice di vedere l’ultimo scatolone chiuso e trasportato a nuova dimora, disse con tono categorico: « Non traslocherò più! Casomai ci dovesse capitare, ingaggerò una ditta che inscatoli qui e scatoli di là e io nel frattempo mi limerò le unghie e mi metterò lo smalto »
E infatti oggi si ritrova tra trincee di scatoloni, cose da buttare, logistica da organizzare e armadi da svuotare.
No, non a casa.
In ufficio.
Il che, se da una parte è meglio perché inscatolare carta è molto meno rompiballe che inscatolare piatti e bicchieri, d’altra parte assomiglia in modo incredibile ai traslochi casalinghi e mammaemigrata ha nuovamente la nausea di fronte alla montagna di scatoloni che gira per i corridoi.
« E dai, almeno stavolta quando rientro a casa è tutto apposto e non è che mi risveglio con l’angoscia del ‘ma dove cacchio la metto tutta sta roba che non c’ho neanche gli armadi pronti?’ ».
E infatti ieri si è ritrovata ad affrontare la faccia da funerale di Pisolo
« Oddiocos’èsuccesso? »
« Entra che te lo dico quando sei seduta »
« Mammamamma, ancora un ennesimo problema con la casa? » (i problemi con la casa non ve li ho ancora raccontati e quando avrò il tempo, datosi che la lista è lunga quanto un romanzo tipo « guerra e pace » ve ne parlerò)
« Si… »
« Ma cosa? Si è rotta la ventilazione? Lo scaldabagno è scoppiato? Il caminetto è k.o. e moriremo di freddo? »
« Non è lo scaldabagno, però è un problema di acqua »
« Ma dove? »
« Vieni che ti faccio vedere »
Mammaemigrata si è infilata gli stivali di gomma e aprendo la porta del garage si è sentita molto « abitante di Venezia durante l’acqua alta ».
Il tubo dell’acqua per il giardino si è gelato ed è scoppiato DENTRO al garage.
Punto positivo n° 1: la cisterna di raccolta dell’acqua piovana era quasi vuota. Ci sarà stato solo qualche centinaio di litri. Meno male perché riempita al massimo ne tiene 5000, altro che acqua alta a Venezia avremmo avuto.
Punto positivo n° 2: quel co@@@@one dell’idraulico non ha installato la pompa correttamente, per cui quando la cisterna è vuota, la pompa non si allaccia da sola alla rete comunale, bisogna sempre schiacciare il tasto reset. E meno male n° 2, altrimenti altro che 5000 litri si sarebbero svuotati.
Resta il fatto che di litri ce n’erano, senza contare:
- i circa 20 kg di crocchette per il cane che stocchiamo in garage e che mi sa che sono buoni da buttare. Mica costano poco.
- scatole, borse, bici, e peggio ancora, legna (tanta – ma per fortuna si tratta degli stecchini che usiamo per accendere il fuoco e non la legna da ardere) completamente ammollo
- qualche sacco di cemento che voglio vedere adesso chi riesce a sollevarli per buttarli
E senza contare il fatto che:
- erano circa le 18 quando ho visto il danno
- rientravo da un’ora di passeggiata veloce col cane e io dopo le passeggiate veloci, per colpa di quella stramaledetta salita all’inizio della passeggiata, non sento più le gambe quando arrivo a casa. Onde, avrei leggermente preferito l’opzione « togli tuta e stivali, infilati sotto la doccia, metti il pigiama »
- alle 19 avevo una riunione che non volevo mancare
- last but not least: come dire… quando passi le giornate a riordinare casa… quando il garage lo devi riordinare almeno una volta al mese perché gli altri abitanti della casa lo considerano « la stanza incasinata dove si può buttare tutto e come cade cade » e l’ultima cosa che vuoi fare è rispostare tutte le cose che eri riuscita a mettere a posto… quando è buio, sei stanca e non hai nemmeno avuto il tempo di andare in bagno da quando sei rientrata a casa… trascorrere 45 minuti con la scopa in mano per cercare di buttare fuori l’acqua… ecco, diciamo che non è il massimo.
Meno male che Radiolina ha preparato la pizza (tralasciamo lo stato penoso della cucina dopo la preparazione – soffermiamoci solo su quanto è bello poter contare sulla figlia grande per mangiare la sera, almeno ogni tanto)
Meno male che fa meno freddo perché altrimenti il garage mi si sarebbe trasformato in pista di pattinaggio sul ghiaccio.
Meno male che siamo riusciti a trovare un deumidificatore e un riscaldamento a gas tipo industriale che dovrebbero riuscire ad avere la meglio sull’acqua che resta impregnata.
E soprattutto meno male che la settimana prossima siamo in ferie .
Le tracce bianche sopra al naso sono la sbava che gli penzola dalla bocca, è peggio di un boxer.
E pensare che c’è anche chi dice che i setter irlandesi sono cani graziosi ed eleganti…
Martedì mattina, ore 11 circa. Mammaemigrata è in fase « disorganizzazione totale »: al mattino spegne la sveglia e poi si riaddormenta, risvegliandosi tardi e correndo da tutte le parti. Il programma della giornata ovviamente ne risente, datosi che solitamente tutto è programmato quasi al minuto.
Martedì dunque l’oretta di ritardo accumulata nella prima fase della mattinata ha fatto sì che in cucina si scatenasse il caos totale intorno a mezzogiorno, quando di solito mammaemigrata si siede dopo aver eseguito i suoi compiti. La povera donna si è ritrovata quindi a dover mettere su in fretta e furia la pentola per la pasta del pargolo medio che stava per rientrare, con la testa per metà dedicata alla sua seconda giornata, in ufficio, e per l’altra metà alla cena che avrebbe dovuto preparare rientrando dal suddetto. Ed ebbe un’idea luminosa: « Ma e se invece di correre anche stasera, prendessi un arrosto dal congelatore e lo mettessi sul forno, programmando una cottura lenta a 90° per quattro-cinque ore? Che così quando torno mi basta affettarlo e preparare l’insalata? »
E così fece. L’arrostino fu ben impacchettato in una decina di metri di alluminio, messo in forno e quasi subito dimenticato. Mammaemigrata mangiò insieme al pargolo medio, bevve il suo caffé, andò a vestirsi e truccarsi per affrontare la seconda giornata. Prima di partire, lanciò un « ciao Invasato » e, siccome il suddetto doveva trascorrere la fine pomeriggio col papà, lo avvertì « non preoccuparti del forno, si spegne da solo verso le cinque, parti pure tranquillo con papà ».
E l’arrosto rimase nascosto in un angolo della sua mente, infangato sotto agli altri pensieri lavorativi che la occuparono per le tre ore successive.
Non appena oltrepassata la porta dell’ufficio per uscirne però, l’arrosto riaffiorò nei pensieri di mammaemigrata. Che venne subito assalita da visioni tremende: l’arrosto nel forno si bruciava, il fumo che ne usciva intossicava il povero cane che era rimasto intrappolato in casa. Piano piano le fiamme uscivano dal forno per assalire tutto il mobilio. I 40km di strada che separavano la nostra eroina dalla casa dolce casa furono interminabili. Mammaemigrata si sentì assalire da un panico indescrivibile, finché rischiò di svenire quando, arrivando in prossimità della casetta, vide veramente delle fiamme in lontananza. Si disse che aveva sbagliato a programmare il forno, che non si era spento, che invece che a 90° lo aveva programmato sulla funzione grill senza accorgersene, aumentando così la temperatura a 250°. Si maledisse per quell’idea idiota, pensò a come avrebbero fatto a dormire senza un tetto sopra la testa. Pensava che il cane sarebbe morto bruciato vivo per colpa sua.
Appena girata l’ultima curva le apparse il miracolo: la casa buia, le luci spente, nessun fuoco all’orizzonte. Le fiamme che aveva visto in realtà erano solo i lampioni giallastri della strada. Aprendo il portone trovò Sammy scodinzolante come sempre e l’arrosto nel forno era ancora al sangue.
Come dire… sarà il caso che mammaemigrata la smetta di guardare film tragici in tv?
Interno casaemigrata, ore 1,30 circa. Dal microfono scaturiscono lamentose chiamate di Mister No, in un crescendo che si trasforma in un grido.
Pisolo si alza « Papà papà, diddi » (ciuccio). Pisolo mette il tappo e la famigliaemigrata riprende a dormire.
Stesso luogo, circa quattro ore dopo, il quarto e più rompiscatole figlio della famiglia, ovvero Sammy il pazzo, decide che è ora di giocare. Il problema è che quando gioca lui, dato che è un « cuccioletto » che pesa 35 kg, in casa sembra che ci sia un terremoto. Pisolo esce, lo guarda di brutto, gli intima un « a cuccia » e ottiene la pace.
La notte dopo, stesso interno, stessa ora. Mister No riprende la cantilena. Mammaemigrata si alza e arriva in camera di questo tizio con istinti abbastanza violenti. « Mamma, diddì, dov’è diddì? » E che cacchio ne so. Non ho gli occhiali, e ho anche fatto un acquisto idiota quando ti ho scelto quei maledetti ciucci trasparenti che non li troverei nemmeno se avessero accanto una freccia illuminata. Alla fine lo trovo, gli rimetto sto tappo e riprendiamo tutti a dormire. Quattro ore dopo, stessa scena con l’altro figlio peloso, stessa reazione mia e finalmente si ritorna a dormire per i venti minuti che restano prima della sveglia (avete mai notato come i risvegli più rompicoglioni siano quelli che quando guardate l’ora dite « mi restano solo dieci minuti prima di dovermi alzare?)
Altra notte altro giro, Pisolo riprende il comando solo che stavolta il perfido Mister No non si è mica svegliato per il ciuccio. No, perché ce l’ha ben avvitato sulla bocca. E quando il papà entra in camera, quello lo guarda e gli fa « C’est bien papa » (va bene papà) e si rimette a dormire. Per la serie « vi meno per il sedere come voglio ».
La sera dopo Mammaemigrata credendo di fare una cosa intelligente mette a letto il perfidissimo dicendogli « Stasera però non svegliare papà, mi raccomando ». E lui ha fatto sì con la testa. E infatti dopo qualche oretta non ha chiamato papà. No. Ha urlato « Mamma » a scuarciagola finché non mi sono precipitata in camera e col mio sguardo truce gli ho fatto capire che continuando così la sua speranza di vita si sarebbe ridotta di molto.
La sera successiva Mister No deve averla veramente capita perché andando a letto e spontaneamente se n’è uscito con un « Mister No no svegliarsi. Mister No fa tanta nanna. Mister No no chiamare mamma e papà ».
Ecco, se un giorno vedete la mia foto in prima pagina, sarà di sicuro per un crimine violento. E spero che quel giorno lì testimonierete in mio favore.
Radiolina è una grandissima fan di manga.
Se li guarda sull’iPhone prima di dormire, se li legge e li rilegge, me li racconta in macchina se ce la fa perché siccome guarda solo manga demenziali, scoppia a ridere (da sola) alla prima cosa che mi racconta e poi non riesce più a parlare.
C’è quello del pirata fallito, l’altro che spiega cose idiote ma anche utili, e poi un sacco di altri che non ci capisco un’acca. Ma non perché sono complicati, bensì perché Radiolina quando ti racconta le trame le parole le si creano nel cervello e passano direttamente alla bocca senza filtro, per cui salta di palo in frasca e anche se mi sforzassi non ci capirei comunque niente. Per non parlare poi di quando trascorre quarti d’ora interi a insegnarmi le nuove parole in giapponese che conosce. Perché siccome non trova sempre gli episodi disponibili (almeno coi sottotitoli) in almeno una delle lingue che conosce, ogni tanto esclama « Di questo manga adesso sto guardando la versione originale sottotitolata in cirillico perché non ho trovato la versione italiana/tedesca/francese/inglese ». Peccato perché con la versione inglese almeno ho imparato un sacco di parole nuove, però adesso me le imparo in giapponese. Vabbé, beata lei se ci capisce qualcosa.
Oltre a essere fan dei manga è ovviamente fan del Giappone e quindi per Natale, dato che due giorni alla settimana rientra tardino per pranzare a casa (14,30) ho voluto regalarle una Bento Box, ovvero quella che una volta per mio papà operaio era la volgarissima e bruttissima gamella e che oggi si è magicamente trasformata in scatola che lo scopo è sempre quello ma l’aspetto è fantastico.
I giapponesi hanno la cultura della Bento, ci mettono dentro il cibo disposto con ordine, facendo in modo che non sia solo buono ma anche bello da vedere, ci trascorrono un sacco di tempo. Mica come mio papà che si metteva dentro la pasta e bastava che ce ne fosse in quantità sufficiente.
E questa cultura si sta diffondendo anche qui. Ci sono un sacco di libri, riviste, articoli con ricette e soprattutto esempi di decorazione. Per i bambini è una cosa pazzesca, ci sono mamme che trascorrono ore e ore sulle pietanze per rendere appetibile anche l’alga che se la guardi così com’è fa schifo anche a te.
Questo è un esempio abbastanza semplice:

Ma chi ha voglia di sbizzarrirsi può anche farla molto più complicata:



Chiarisco che non ho comprato la Bento a Radiolina per infliggermi la tortura di cercare sempre ricette sfiziose e carine per il suo pasto.
Cioè, io che bestemmio in venti lingue quando uno dei pargoli ha la gita e devo preparargli il pranzo al sacco. Che già mi fuma il cervello quando penso al menù della settimana. E che soprattutto, mai e poi mai avrei la pazienza di mettere insieme quelle figurinine così piccole, che al massimo se proprio voglio fare il maiale mi verrà fuori con una paresi alla bocca e il setto nasale talmente deviato che nessun chirurgo potrebbe correggergli la curva.
Però Radiolina inizia a divertirsi in cucina, e quindi a quattro mani cerchiamo di sfornare pasti buoni, anche se non ci mettiamo molto impegno per la decorazione.
Le ho preso queste due Bento/Geisha che si chiamano Geiko e Maiko (non sapevo se una bastava come capienza):
che secondo me sono carinissime.
Il principio delle Bento, anche se le forme variano, è sempre lo stesso: vari ripiani o scomparti, in cui mettere i diversi cibi senza che ci sia disordine. Queste che ho preso hanno quindi due scodelline una sopra l’altra (la gonna e il viso per intenderci), poi c’è il coperchietto ermetico sotto ai « capelli » e la capigliatura in realtà è anche lei una scodellina, utile per metterci la salsa di soja per esempio, o comunque per metterci le pietanze una volta che le togli dalla Bento. Il tutto, quando finisce nello zaino, non si rovescia perché tenuto insieme da un elastico bello resistente e che va ad inserirsi nelle tacche apposite sopra alla testa e sotto alla gonna, così non scivola via.
La cosa ancora più carina però è questa:

che sono mini-flaconcini per le salse. Li riempi con una pipetta perché sono veramente mini-mini.
Devo dire che mi diverto anche a cercare ricettine, l’altro giorno ho preparato una specie di nem, veloci veloci e utili a terminare i resti presenti nel frigo:
INGREDIENTI:
Foglie di cavolo cinese (ma anche di verza, o qualsiasi altra verdura che si possa sbollentare e arrotolare col ripieno)
Vermicelli all’uovo (di quelli che si fanno gonfiare nell’acqua bollente ma non sul fuoco)
Piselli
Due fette di prosciutto tagliato a pezzettini
I resti del pollo che avevo arrostito la sera prima e che gli animali si sono praticamente sbafati
Un uovo
Un po’ di mollica di pane che ho bagnato in un pochino di latte e poi strizzata prima di incorporarla al resto
Dunque ho preso tutti gli ingredienti tranne le foglie di cavolo e li ho amalgamati (ah, nell’acqua dei vermicelli avevo aggiunto un bel po’ di curry per dare un buon gusto e poi li ho tagliati a pezzettini abbastanza piccoli). Poi ho preso le foglie del cavolo, ci ho messo sopra un po’ di ripieno, ho arrotolato e messo due stecchini per farli tenere. Dopodiché ho cotto al vapore (la vaporiera che ho è gigantesca e siccome ho fatto pochi nem, ho semplicemente preso una pentola ripiena di acqua e ci ho messo sopra lo scolapasta) quattro-cinque minuti, giusto abbastanza perché il cavolo diventasse morbido ma ancora croccantino.
Siccome la Bento rimane comunque piccolina, una volta raffreddati i nem, li ho tagliati a pezzi, grandi quanto un boccone in pratica. Una volta disposti nella ciotola (ce ne sono stati due interi e francamente è più che abbastanza per un pasto) ci ho messo sopra qualche arachide tritata grossolanamente.
Nella ciotola inferiore invece avevo semplicemente grattuggiato due carote e aggiunto un po’ di piselli.
Per la salsa, un po’ di olio di noci in un flaconcino e salsa di soja nell’altro.
Radiolina mi ha mandato un sms dicendomi che le era piaciuto tantissimo, tanto che ieri ne abbiamo fatti altri, ma questa volta con un filetto di merluzzo, qualche funghetto, una cipollina tritata e anche un po’ di piselli.
Ecco, insomma, non è così complicato e la prossima volta che avranno bisogno di un pranzo al sacco per la gita mi sa che eviterò i soliti panini









