La vita di un figlio si misura spesso a progressi fatti (sia dal figlio che dai genitori). Detto in modo meno politically correct, spesso si festeggiano le rompiture di palle che si riesce ad eliminare man mano che la prole cresce, tipo:
- non mangia più di notte (=puoi sperare di dormire un po’ di più)
- si addormenta da solo/a (=se ti va bene riesci a sederti sul divano PRIMA che il film serale inizi)
- gli togli il pannolino durante il giorno (=non hai più bisogno di portarti in giro borse stracariche di pannolini di ricambio, ma anche non devi più schifarti di togliergli la cacca dal sedere, dato che fa pluf direttamente sul water. Questa rompitura di palle però, una volta eliminata purtroppo ne provoca un’altra, almeno per i primi tempi, ovvero al posto dei pannolini ti devi portare dietro quando esci, almeno quattro paia di pantaloni e sei mutande, in caso di « incidenti ». Se poi per sbaglio tuo figlio dovesse proprio essere un rompicoglioni di prima categoria, rifiuterà categoricamente di fare pipì o cacca sul water e quindi dovrai portarti dietro pure il vasetto)
- dorme nel letto grande (=puoi andare a cena da amici e parenti, e non hai più bisogno di portarti dietro il lettino pieghevole che pesa tre quintali)
Noi in questo weekend pasquale siamo riusciti ad eliminare una delle rompiture di palle mica da niente: abbiamo lasciato il ciuccio al coniglio di pasqua. E hai detto niente.
Che quando c’hai il figlio col ciuccio avvitato alla bocca, è una palla enorme toglierlo.
Ci vuole strategia.
Abbiamo iniziato col lavaggio del cervello circa un mese e mezzo fa.
« Quando viene il coniglio di pasqua gli lasciamo il ciuccio così ti dà tanta cioccolata »
E lui un giorno « sì » e gli altri due « no voi susso conijo di pacqua »
« Ma ormai sei grande »
« Mister No no è gande »
« Ma si che sei grande »
« No, Mister No no è gande »
E ogni giorno con la stessa tiritera.
E siamo arrivati al sabato santo.
Cinque minuti prima di andare a letto aveva il ciuccio malefico ben avvitato alla bocca e stretto tra i denti.
Guardo Pisolo e, con l’aria di quella che ormai è vaccinata perché ne ha affrontati altri due così, gli faccio « Pisolo, lasci fare a me? ».
No perché in questi casi, è sempre il genitore che si fa venire i patemi più del figlio.
Come il primo giorno di asilo, tu sei lì che piangi e il pargolo trotterella felice e contento con i compagni tutti nuovi. Dimenticandosi di te nell’istante in cui varca la soglia della classe e tu ti senti inutile e abbandonato.
Ecco, in questo caso, paro paro.
Mister No termina il suo latte serale
« Vojo susso! »
« No amore, abbiamo detto che lo lasciamo al coniglio. Guarda, lo mettiamo qui sul tavolino e domani mattina vedrai che al posto del ciuccio avrai un sacco di uova »
« No voi ova, voi sussooooo!!!!! »
E per circa un minuto e mezzo, mentre lo portavo in camera, ha pianto.
E poi i bambini hanno sta capacità a farsi distrarre così facilmente, e infatti Mister No non fa eccezione alla regola e, con gli occhi ancora umidi, ha smesso di piangere e mi ha lanciato un « Cos’èèèèèèèè? » con la voce ancora un pochino tremolante. Aveva visto un giochino. Gliel’ho dato. « Amore, adesso però fai tante nanne? »
« La luse »
« Si, ti lascio accesa la luce se vuoi »
« Mamma anche fa le nanne? »
« Vuoi che resti un pochino sul letto con te? »
Annuisce con gli occhi lucidi.
Due minuti e non singhiozza più. Sbadiglia, colgo l’occasione « Amore adesso però sei tanto stanco, mamma ti lascia dormire ok? Ti lascio la lucina accesa se vuoi »
« Si, voi »
Il ciuccio era già dimenticato.
L’ha richiesto ancora una volta il giorno dopo quando si è fatto un pochino male cadendo. Ma poi si è accontentato di fare una coccolina con l’inseparabile doudou.
E ora abbiamo un bambino che in due giorni è diventato più grande: vuole vestirsi e svestirsi da solo, non vuole più il vasetto, il doudou lo lascia nel letto quando si sveglia mentre prima era un’appendice del suo corpo. Manda bacini e bacioni a tutti, se gli scappa un capriccio si calma subito, insomma, tutta un’altra cosa.
Sarà mica il ciuccio che lo trasformava in bambino rompiballe?
Comunque, ce l’abbiamo fatta.
Prossima tappa, il letto grande.
Buona Pasqua in ritardo a tutti!
Dopo un’ennesima giornata faticosa mentalmente e fisicamente
Dopo aver trascorso la sera precedente a sbraitare con la grande che ha inaugurato un albergo a casa, nel senso che lei gestisce le prenotazioni e io poi devo gestire le cene e gli orari delle amiche invitate (in questo caso ben due)
Dopo essersi guardata in giro e dopo aver capito che si stava facendo mettere i piedi in testa da tutti, ma proprio tutti
Mammaemigrata ieri ha fatto la spesa, è rientrata e ha ufficialmente annunciato
« Per stasera ho comprato il pane e il prosciutto e le sottilette, Radiolina e Invasato, preparate dei toast e un’insalata, Pisolo va a prendere Mister No al nido, Sammy l’avete portato in giro e se ne starà tranquillo disteso in corridoio, onde: IO STASERA NON FACCIO UN FICO SECCO »
E trionfante la nostra si tolse le scarpe, si mise in tuta, e si distese sul divano.
L’ebrezza della libertà dai compiti casalinghi è durata per ben cinque minuti.
Dopodichè:
« Mamma, ma a quanto metto il forno? »
« Mamma, ma il pane quanto deve stare a cuocere? »
« Invasato smettila! Mamma, Invasato non ha capito niente e non sta facendo i toast come deve! »
« Mamma, ma quanta insalata faccio? »
« Mamma, ma posso andare in bagno? »
« Maman, io no voi mansare la mineta »
« Ma non c’è minestra, ci sono i panini col prosciutto »
« Mansiamo adesso i panini co possiutto »
« Puce, ma lo sai che ho offerte di lavoro in continuazione? Cosa dici, dovrei accettarne una? »
« Maman, io voi i posiutto »
Dopo la cena Mammaemigrata ribadì a tutti quanti il concetto di « farniente », ma quelli lì mica capirono…
Pisolo si addormentò vigliaccamente sul divano (o fece finta di addormentarsi, non l’ho mica ancora capito) e così mammaemigrata si trovò suo malgrado ad affrontare lo sforzo sovrumano dello staccamento dal divano per soddisfare il bisogno impellente di Mister No (« Maman, io voi andale a letto adesso, ma prima fassiamo il bagno »).
Dopo aver lavato impannolinato e impigiamato il suddetto, mammaemigrata tirò un sospiro di sollievo.
Esausta, prese una decisione intelligente:
la prossima volta che non vorrò far gniente, mi prenoterò una stanza in albergo, chiamerò la famiglia prima di cena annunciando il mio ritorno per l’indomani, forse. a meno che non ci prenda gusto e ci resti un altro pò.
Che fare gniente con quella banda là non si può.
Accidenti, è passato più di un mese dal mio ultimo post.
Non me ne uscivo, troppe cose da fare, troppo casino, e testa completamente vuota alla sera.
Ma sono ancora viva.
Abbiamo prenotato i biglietti per le ferie, e questa è una cosa che ti risolleva il morale quando ti sembra di non muoverti mai.
In giardino i crocus sono sfioriti e hanno lasciato posto ai narcisi, giacinti e tulipani. Mi sta perfino rispuntando la stella alpina che credevo fosse morta.
Insomma, via si riparte, è primavera e fa bene al morale.
E poi non c’entra un fico secco, ma volevo raccontarvi di una trasmissione che seguo, credo ci sia anche in Italia, al giorno d’oggi le trasmissioni tv sono come i negozi nelle città, tutti uguali, gli stessi format le stesse marche.
Insomma, sta trasmissione si chiama Top Chef, protagonisti dei cuochi professionisti che ogni settimana affrontano le prove più assurde nella speranza di vincere il premio finale di 100.000 euro per aprire il loro ristorante.
I partecipanti devono affrontare prove assurde, tipo riprodurre un piatto che hanno potuto solo assaggiare e palpeggiare in una stanza buia, preparare il pranzo a 1000 persone in quattro ore, far da mangiare su una mongolfiera ecc.
C’è chi dice « mamma mia poverini, che prove terribili ».
Io invece dico che sono quisquilie.
No perché quando sei madre o padre e devi preparare il pranzo e la cena, lì si che devi affrontare prove terribili.
Loro hanno i migliori prodotti del mondo belli pronti nell’economato, te ti devi rompere e fare la spesa.
Loro con 200 euro ci fanno si e no tre piatti, tu ci nutri la famiglia per una settimana.
Loro c’hanno coltelli che sono talmente affilati che ti spaccano il capello in quattro, mandoline da competizione, robot che sono rolls royce, utensili che non hai mai visto e ti faciliterebbero la vita. Tu c’hai i coltelli di ikea che li hai consumati a forza di cercare di affilarli. Il tuo robot è si e no una 500 e per gli utensili fichissimi non ti resta nemmeno un cm2 di spazio negli armadi.
Loro utilizzano quaranta padelle, venti piatti, sessanta piattini e se ne fregano perché non li lavano loro, i piatti. Tu appena hai finito di usare anche solo il cucchiaino te lo lavi subito che altrimenti poi la cucina assume l’aspetto di Sarajevo dopo i bombardamenti e ti tocca lavare tutto insieme e sai già che non ne avrai il tempo.
Loro ci mettono dieci minuti a impiattare, tu se ci metti altrettanto i tuoi figli nel frattempo ti hanno sbranata perché stanno morendo di fame.
Loro quando cucinano, cucinano E BASTA. Tu invece hai il piccolo che fa la cozza sul tuo fianco sinistro, mentre col corpo girato a 180° (per non scottare la cozza) giri la pasta nella pentola, e nello stesso tempo stai controllando i compiti del medio, sbraitando col cane che ha deciso di accoppiarsi col suo tappeto, mentre la grande ti assale di domande assurde che non potrebbe rispondere neanche la versione vivente dell’Encliclopedia Britannica.
Loro mica le sbucciano le patate, c’hanno il tizio che sta lì apposta.
Insomma altro che top chef. Questi cuochi sono delle mezze calzette in confronto a noi.
Un detto francese che riassume perfettamente il periodo.
Due anni e mezzo fa, dopo innumerevoli andirivieni dall’ex appartamento alla nuova casa, tra una tinteggiatura e l’altra, mammaemigrata, felice di vedere l’ultimo scatolone chiuso e trasportato a nuova dimora, disse con tono categorico: « Non traslocherò più! Casomai ci dovesse capitare, ingaggerò una ditta che inscatoli qui e scatoli di là e io nel frattempo mi limerò le unghie e mi metterò lo smalto »
E infatti oggi si ritrova tra trincee di scatoloni, cose da buttare, logistica da organizzare e armadi da svuotare.
No, non a casa.
In ufficio.
Il che, se da una parte è meglio perché inscatolare carta è molto meno rompiballe che inscatolare piatti e bicchieri, d’altra parte assomiglia in modo incredibile ai traslochi casalinghi e mammaemigrata ha nuovamente la nausea di fronte alla montagna di scatoloni che gira per i corridoi.
« E dai, almeno stavolta quando rientro a casa è tutto apposto e non è che mi risveglio con l’angoscia del ‘ma dove cacchio la metto tutta sta roba che non c’ho neanche gli armadi pronti?’ ».
E infatti ieri si è ritrovata ad affrontare la faccia da funerale di Pisolo
« Oddiocos’èsuccesso? »
« Entra che te lo dico quando sei seduta »
« Mammamamma, ancora un ennesimo problema con la casa? » (i problemi con la casa non ve li ho ancora raccontati e quando avrò il tempo, datosi che la lista è lunga quanto un romanzo tipo « guerra e pace » ve ne parlerò)
« Si… »
« Ma cosa? Si è rotta la ventilazione? Lo scaldabagno è scoppiato? Il caminetto è k.o. e moriremo di freddo? »
« Non è lo scaldabagno, però è un problema di acqua »
« Ma dove? »
« Vieni che ti faccio vedere »
Mammaemigrata si è infilata gli stivali di gomma e aprendo la porta del garage si è sentita molto « abitante di Venezia durante l’acqua alta ».
Il tubo dell’acqua per il giardino si è gelato ed è scoppiato DENTRO al garage.
Punto positivo n° 1: la cisterna di raccolta dell’acqua piovana era quasi vuota. Ci sarà stato solo qualche centinaio di litri. Meno male perché riempita al massimo ne tiene 5000, altro che acqua alta a Venezia avremmo avuto.
Punto positivo n° 2: quel co@@@@one dell’idraulico non ha installato la pompa correttamente, per cui quando la cisterna è vuota, la pompa non si allaccia da sola alla rete comunale, bisogna sempre schiacciare il tasto reset. E meno male n° 2, altrimenti altro che 5000 litri si sarebbero svuotati.
Resta il fatto che di litri ce n’erano, senza contare:
- i circa 20 kg di crocchette per il cane che stocchiamo in garage e che mi sa che sono buoni da buttare. Mica costano poco.
- scatole, borse, bici, e peggio ancora, legna (tanta – ma per fortuna si tratta degli stecchini che usiamo per accendere il fuoco e non la legna da ardere) completamente ammollo
- qualche sacco di cemento che voglio vedere adesso chi riesce a sollevarli per buttarli
E senza contare il fatto che:
- erano circa le 18 quando ho visto il danno
- rientravo da un’ora di passeggiata veloce col cane e io dopo le passeggiate veloci, per colpa di quella stramaledetta salita all’inizio della passeggiata, non sento più le gambe quando arrivo a casa. Onde, avrei leggermente preferito l’opzione « togli tuta e stivali, infilati sotto la doccia, metti il pigiama »
- alle 19 avevo una riunione che non volevo mancare
- last but not least: come dire… quando passi le giornate a riordinare casa… quando il garage lo devi riordinare almeno una volta al mese perché gli altri abitanti della casa lo considerano « la stanza incasinata dove si può buttare tutto e come cade cade » e l’ultima cosa che vuoi fare è rispostare tutte le cose che eri riuscita a mettere a posto… quando è buio, sei stanca e non hai nemmeno avuto il tempo di andare in bagno da quando sei rientrata a casa… trascorrere 45 minuti con la scopa in mano per cercare di buttare fuori l’acqua… ecco, diciamo che non è il massimo.
Meno male che Radiolina ha preparato la pizza (tralasciamo lo stato penoso della cucina dopo la preparazione – soffermiamoci solo su quanto è bello poter contare sulla figlia grande per mangiare la sera, almeno ogni tanto)
Meno male che fa meno freddo perché altrimenti il garage mi si sarebbe trasformato in pista di pattinaggio sul ghiaccio.
Meno male che siamo riusciti a trovare un deumidificatore e un riscaldamento a gas tipo industriale che dovrebbero riuscire ad avere la meglio sull’acqua che resta impregnata.
E soprattutto meno male che la settimana prossima siamo in ferie .
Le tracce bianche sopra al naso sono la sbava che gli penzola dalla bocca, è peggio di un boxer.
E pensare che c’è anche chi dice che i setter irlandesi sono cani graziosi ed eleganti…









