Girovagando spesso tra blog diversi, soprattutto di mamme, mi sono resa conto che la Rete aizza, se possibile, ancora di più gli animi delle « donne combattive », che si dividono (o meglio, si vogliono dividere) perlopiù in due categorie:
- le mamme che hanno scelto di restare a casa, ad occuparsi dei figli, e si ritengono le migliori perchè ai figli dedicano ogni nanosecondo della loro vita, e chi non fa come loro è una mamma a metà, o una « non-mamma », una donna che ha scelto di avere figli « solo perchè è normale, perchè c’ho l’orologio biologico che avanza, perchè altrimenti la gente non smette di chiedermi quando arriva la cicogna »
- le mamme in carriera, che sono rientrate dalla maternità subito, anzi subitissimo, che si ritengono le migliori perchè fanno crescere figli indipendenti, perchè « i miei non stanno appiccicati alla gonna tutto il giorno », perchè è un’idiozia al giorno d’oggi dover rinunciare alla carriera per i figli.
Ovviamente, questi conflitti completamente privi di senso sfociano spesso in commenti acidi, insulti e chi più ne ha più ne metta.
Mammaimperfetta e VereMamme pubblicano oggi questo splendido post e quest’altro in cui si mettono tanti « puntini sulle i », e si dice una cosa che dovrebbe essere ormai implicita nella nostra « coscienza collettiva », ma che purtroppo non è implicita nemmeno in noi mamme: nessuno ha il diritto di criticare il modo in cui una madre (o meglio, una coppia di genitori) si occupa di suo figlio. Perchè ognuno ha il suo personalissimo concetto di educazione, di maternità, di paternità, così come abbiamo tutti un personalissimo concetto di cosa sia l’amore, di come si debba vivere un rapporto di coppia, di come comportarsi con un amico e via dicendo.
Qui a destra c’è un banner, che pubblicizza l’iniziativa di « Donne pensanti ». Ecco, io direi che, prima di poter smuovere le coscienze del mondo sulla condizione della donna oggi, dovremmo forse smetterla di darci la zappa sui piedi da sole. Perchè mi pare che la cosa sia veramente ridicola: gridare al mondo « SIAMO QUI, CON UN CERVELLO OLTRE AL CORPO » se poi siamo le prime a dimenticarci tutto questo per aggredire la prima che osa formulare concetti e idee diverse dalle nostre.
Pacifico ha recuperato in pieno la settimana di malattia, e ora sta meglio, molto meglio.
Ore 6.00
gné babababa brrrrrrrrrrrrrrr
oh!!! oohh!!! OOH!!!
(ovvero: « qualcuno venga a portarmi il biberon che altrimenti mi incavolo e sono cavoli vostri)
Pacifico, soddisfatto di essere riuscito a riempire momentaneamente il cratere che ha al posto dello stomaco, ritorna a dormire felice.
Ore 10.00
eheheh!!! eheheh! blablabla gheee, gooo…. oh!!! oohhh!!!!! OOOHHH!!!!
(ovvero: « è da un quarto d’ora che sto parlando con la mia amica giraffa, le ho detto tante cose e ci siamo fatti una bella risata.. però adesso … HO FAME!!!) »
Pacifico inghiotte una scodella di muesli, oppure di cereali, oppre una banana E uno yogurt, poco importa, basta che quel gorgoglio insopportabile si calmi
Ore 12.00
poco importa che ai fornelli ci sia io o Tatiana, lui appena vede spignattare, implora « uuuuuhhh, uuhhh » (ovvero, « ti prego, prendimi in braccio e fammi vedere cosa stai facendo!!! »). Poi, non appena vede le pentole, allunga il braccio e l’unica sillaba che riesce a dire è « MAM », sbavando per colpa dell’acquolina. Ovviamente non si calma finché non ha mangiato.
Ore 16.00
Dopo il pisolino pomeridiano, l’unica ragione che risveglia il famelico lupo è ovviamente la fame: al grido di « mamamamamamam » (che non vuol dire « mamma », bensì « am » ovvero « mangiare », n.d.r.) implora che qualche anima amorevole gli possa fornire qualsiasi cosa per calmare il vuoto enorme del suo pancino. Si accontenta di una mela+pera, oppure di yogurt+ biscottino, a seconda dei casi.
Ore 18.00
Dopo la passeggiata con Tatiana, non può mica aspettare un quarto d’ora intero il mio arrivo!!! No, gli ci vuole la prima cena. Che si compone di solito di qualcosa di sostanzioso, una patata schiacciata e una coscia di pollo, oppure una fetta di prosciutto e qualche verdura, oppure ancora di un piatto di pasta. Di solito sta terminando di mangiare quando arrivo e quando vede che il piatto è vuoto, frigna deluso.
Ore 19.00
Ovviamente spignatto per la cena, e si ripete la stessa scena che a mezzogiorno. Non gli faccio un piatto per lui, sarebbe veramente troppo… però ogni sera ci ritroviamo io e Pisolo a dover spartire con lui la nostra cena. Perchè il signorino non tollera che noi mangiamo e lui no. Ieri sera per esempio, del mio piatto di risotto ai frutti di mare si è sbafato tre gamberetti belli grossi, quattro o cinque forchettate di riso, una decina di gamberetti piccolini e poi mezza mela. In pratica una seconda cena.
Ore 20.30
L’ora della nanna si avvicina e lo stomaco di Pacifico ritorna all’attacco: quasi sapesse che dovrà poi entrare in astinenza da cibo per una buona decina di ore, decide di farsi sentire in modo insopportabile. E così, ogni sera la stessa storia: cambio pannolino, vestizione con pigiama, e fin lì va bene perchè ridiamo. Poi, non appena scendo l’ultimo gradino delle scale, il tipo sputa il ciuccio a distanza impressionante e ovviamente reclama il biberon. Il contenuto viene svuotato in meno di un minuto. Dopodichè la fatica prende piede e l’implacabile stomaco finalmente si calma.
Durante la settimana di malattia aveva perso mezzo kilo. Si accettano scommesse su quanto ne ha ripreso da quando sta meglio.
Auguri a tutte quelle che hanno capito
Che « Parità dei diritti e dei doveri » sarebbe molto meglio che « Parità dei sessi »: gli uomini e le donne non sono, non erano e non saranno mai uguali. E perchè mai dovrebbero esserlo?
Che essere libere di NON fare figli non vuol dire rinunciare a farne perchè è un dovere sociale
Che essere libere di FARE figli non vuol dire SENTIRSI OBBLIGATE a farne e a sobbarcarsi tutti gli obblighi e i doveri da sola
Che lottare per ottenere i giusti diritti non vuol dire dimenticarsi la propria identità: assomigliare a un uomo non ci farà guadagnare di più, né ci farà ottenere più rispetto dagli uomini
Che sfregiare il nostro corpo con colpi di bisturi, iniezioni di collagene e botulino varie non è una soluzione perchè il nostro partner ci ami di più.
Che non c’è niente di male a lasciarsi amare da qualcuno, a dire « ho bisogno di te » oppure « non ce la faccio da sola ».
Che non è grave se i pavimenti non sono lucidi, se tuo figlio va un giorno a scuola con i vestiti stropicciati, se per una sera ti concedi un piatto comprato già pronto invece di spignattare.
Che il fatto di avere due cromosomi X non ci obbliga ad essere più perfette degli uomini, più competitive degli uomini, più resistenti degli uomini, più indipendenti degli uomini.
Che i kili di troppo sono un problema spesso presente solo nella nostra testa, che i nostri partner in noi non vedono solo un corpo non perfetto, ma una persona tutta intera, e che i corpi perfetti sulle riviste non sono reali.
A chi non ha capito, auguro di riuscire a capirlo, e di accettare finalmente il proprio corpo, i propri limiti, i propri difetti e i propri bisogni.
I pinguini che vedevo ogni tanto e che prendevano il treno con me stamattina non c’erano. Preoccupata dell’assenza, li ho chiamati. Mi hanno detto che sette gradi sottozero un 5 marzo sono troppo perfino per loro. Si sono trasferiti alle Bahamas.
Meno male che c’è il sole.
E meno male che oggi è venerdì.
Come detto la nostra casa è fatta di legno. In questo tipo di case puoi scegliere di nascondere tutta l’ossatura, e non ti accorgi nemmeno che dietro al cartongesso c’è legno. Io e Pisolo abbiamo scelto di lasciare più legno possibile.
Io vengo da un paese di montagna, ho due zii falegnami, il paese di mia mamma è reputato per i suoi artigiani e quindi il legno c’è l’ho un po’ nel sangue. Mi piace il suo odore, adoro toccarlo, osservare i nodi, le venature, le tinte diversissime che ogni tipo di legno ha, apprezzarne anche la diversa consistenza. Appena hanno montato la casa, sono entrata e ho respirato a pieni polmoni per sentire quel profumo che per me è buonissimo.
Il legno è vivo, si muove, respira, cambia colore. E’ un materiale di cui devi accettare gli eventuali difetti. E ha bisogno di cure. Per esempio, le scale che portano ai piani in casa nostra sono in larice non verniciato. Fosse stato per me, le avrei lasciate così, con quella tinta bellissima che ha il larice, un po’ rossiccia, un po’ bionda. Però purtroppo non potevo, dovevo un pochino proteggerle, e poi pulire una scala di legno grezzo è impossibile perchè lo straccio non scivola via… e quindi ho dovuto dare qualche mano d’olio. Che poi alla fine la mette anche più in valore la scala, facendone risaltare le vene. Idem per la biblioteca gigantesca, che sto tutt’ora incerando.
Francamente, è una cosa che sconsiglio vivamente a chi non ha la passione: è un lavoro lungo, che va ripetuto più volte durante gli anni. Personalmente è una cosa che mi piace fare, soprattutto la cera, anche se a volte mi sento come Karate Kid (« dai la cela, togli la cela »). Mi piace il profumo della cera, mi piace passare la mano sulla superficie dei ripiani che diventano perfettamente lisci…
E poi mi piace andare a scovare le imperfezioni, vedere una fessura magari in una trave e dirmi « toh, quella lì non c’era prima ». Senza parlare della sensazione stupenda di camminare a piedi nudi sul pavimento del soppalco, o sulle scale, e sentire quel calore tipico che solo il legno ti dà.
E’ di sicuro una scelta molto personale, e sono molte le persone che apprezzano, ma non amano. Non ci offendiamo assolutamente quando gli amici ci dicono « c’è un po’ troppo legno per i miei gusti) perchè sappiamo benissimo che è uno stile ben marcato, che o ti piace o non ti piace per niente.
Noi però siamo contenti di essere riusciti a dar vita a questa nostra passione comune, ne siamo fieri e, per quanto mi riguarda, mi fa sentire un po’ meno lontana dalle mie origini…









